Zafferano: "l'oro rosso"

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Gianna, giovedì scorso  nell’ angolo della Giovi sul blog Cronache Maceratesi, ha scritto sullo zafferano e mi sono ricordata che, tra le tante cose conservate, abbiamo una piccola scatola e un altrettanto piccolo barattolo di zafferano che abbiamo portato dalla Spagna. Chissà per quale motivo (forse per lo prezioso che è questo condimento, al punto di chiamarlo oro rosso), a casa non lo abbiamo mai usato, perciò gli stimmi si trovano intatti dal 67′ e il 96′ rispettivamente.
Mia sorella ricorda che le scatole erano due, di una si consumarono tutte le bustine. Siccome erano tante per il consumo familiare (100 bustine per scatola), nel frattempo ci scordammo dell’altra, che si trovò una volta scaduta.
Dopo 10 anni  l’aroma di quello a fili è forte, anche se sono a una certa distanza; invece di quello in polvere non si sente. Il gusto di tutte due ormai purtroppo sarà orribile. Magari ancora servono come coloranti! Ci devo provare!
Pero vediamo un po’ cosa ci racconta Gianna nel suo articolo: La coltivazione dello Zafferano

Caeruleos floros teneri redolentia bulbi. Premere dona libet, priscis ignota latinis ausoidumque intacta chelynec numina phoebi… È l’inizio del poemetto scritto in esametri latini dal titolo De croci cultu, pubblicato a Roma nel 1510 da Piefrancesco Giustolo, letterato spoletino vissuto alla corte dei Borgia.
Il poemetto è una delle testimonianze della diffusione in passato della coltivazione dello zafferano nelle zone tra Valnerina, Spoletino e Sabina tra Umbria e Marche. Nelle chiese e monasteri, tra cui l’abbazia di Sant’Eutizio a Piedivalle di Preci, era usanza pagare le decime in zafferano.
L’importanza che la coltivazione rivestiva, viene da diversi documenti e dalla zona umbra di produzione, lo zafferano arrivava nelle Marche sui mercati di Camerino e Civitanova. Oltre all’Umbria, altre regioni italiane in cui si coltiva lo zafferano sono l’Abruzzo, la Toscana e la Sardegna. L’uso principale era tintorio per la straordinaria proprietà colorante della sostanza ricavata dagli stimmi, oltre all’uso farmacologico e cosmetico. Bacone era convinto che lo zafferano potesse ritardare gli effetti della vecchiaia. L’unguento crocino, a base di zafferano,era ricercatissimo e si pensava curasse il mal di testa e rifocillasse lo spirito. Gli appellativi che gli furono attribuiti sono panacea vegetale, re dei vegetali, anima dei polmoni. L’uso gastronomico si è affermato in seguito.
Di zafferano e del progetto di diffusione della sua coltivazione nel settore pedemontano e montano della provincia di Macerata parlerà  il Prof. Andrea Catorci alla prossima manifestazione RACI in programma dal 1-3 giugno 2007. 
Il Prof. Catorci del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Camerino da diversi anni segue la coltivazione dello zafferano il cui interesse è iniziato nell’ambito del progetto di Recupero, sperimentazione e promozione di piante officinali e medicinali tra cui malva, il tarassaco, il cardo mariano, la valeriana e l’anice verde. Il progetto, realizzato in collaborazione con il Gal Sibilla ed il Progetto Agricoltura Sostenibile del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ha interessato le comunità Montane di San Ginesio, San Severino e Camerino. Da due esperimenti a Fiastra e a Pieve Torina si è arrivati alla coltivazione di zafferano su sei terreni, tra Visso, Fiuminata e Castelsantangelo sul Nera, con risultati incoraggianti. E’ gia in vendita la prima produzione, rigorosamente in pistilli. Si stima che per ricavare un Kg di zafferano in fili occorrono circa duecentomila fiori. In commercio si trovano vari tipi imitati, specialmente nella droga in polvere; vengono adoperati fiori di carathamus tinctorius, ligule di calendula officinalis, petali tagliati di Punica granatum, Papaver rhoeas, stimmi di Crocus vernus Hill. Non si hanno documenti sulla coltivazione nelle Marche, ma nella zona appenninica del maceratese esistono comunque condizioni ambientali favorevoli che sono state caratterizzate attraverso indagini fitoclimatiche e pedoclimatiche. Poiché nel territorio si sente sempre di più la necessità da parte delle aziende agricole di diversificare le proprie attività ed il proprio reddito, nell’ottica della multifunzionalità aziendale, la coltivazione dello zafferano può essere una attività da sostenere e tra i progetti futuri vi è anche l’utilizzo per produzioni particolari come alimenti aromatizzati (miele, olio, formaggi) in collaborazione con altri produttori locali. Il Dott. Andrea Catorci, curatore del progetto, ha in cantiere anche una pubblicazione sullo zafferano e il libro verrà presentato prossimamente.

 

8 pensieri riguardo “Zafferano: "l'oro rosso"

  1. Salve,
    mi sto informando sulla coltura dello zafferano e vi ho trovato per caso, comunque l’angolo della Giovi sarà per me un punto di partenza con le sue interessati informazioni
    buon lavoro
    Anna Presciutti B&B”MAGGIOCIONDOLO”

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  2. Spero di poter, nel tempo iniziare una piccola coltivazione (sempre che possa trovare delle valide collaborazioni nonche una valida collocazione territoriale per la sperimentazione)
    Anna Presciutti

    Fabriano (AN)

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  3. Salve,
    povero il mio caro Pierfrancesco così bistrattato! Fra qualche settimana credo vedrà la luce qualcosa di completamente diverso di quanto scritto da Giovy, sia sul Giustolo che sullo zafferano. Mi piacerebbe confrontarmi con il dott. Catorci

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  4. Ho iniziato quest’anno una piccola coltivazione di zafferano nelle Marche. Mi piacerebbe scambiare qualche opinione su questo .

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  5. buonasera, sto cercando informazioni per la coltivazione di zafferano, sarei interessata ad una piccola produzione per iniziare. Sono della Spezia, qualcuno mi può aiutare. grazie

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